BRESCIA DA QUI AL 2030 – LE PROPOSTE PROGRAMMATICHE DEI SOCIALISTI

Spread the love

Brescia è un comune capoluogo che conta circa 200.000 abitanti, è il centro di un’area urbana di quasi 350.000 abitanti, e capoluogo di una provincia di quasi 1.300.000.

La leadership di questo territorio è vacante: la presidenza della Provincia, peraltro da sempre debole per rilevanza politica e carisma, è scomparsa dall’orizzonte dei cittadini dopo la riforma Del Rio.

Una comunità di queste dimensione non può restare, tuttavia, senza una rappresentanza di interessi forte e riconoscibile, senza una leadership non solo istituzionale capace di interpretare bisogni e disagio, individuabile come riferimento largo, capace di rivendicare la responsabilità di immaginare il futuro della città capoluogo e, con essa, del territorio urbano che travalica i confini del comune e, in ultima analisi, dell’intera provincia.

I limiti delle competenze istituzionali e dei confini amministrativi si superano con l’autorevolezza politica e la capacità di progettare: essi non possono costituire un alibi per sottrarsi alla responsabilità di guidare un territorio.

La prima delle responsabilità di leadership del capoluogo consiste nell’individuazione dei bisogni e delle sofferenze della popolazione bresciana (in senso ampio) e nell’elaborazione di strategie per soddisfare quei bisogni e lenire quelle sofferenze.

In una parola: il welfare municipale dell’esordio del terzo millennio.

Gli strumenti per soccorrere i bisogni e restituire livelli di vita dignitosi a chi nasce o rimane indietro non possono più essere quelli tradizionali della sovvenzione dei più deboli a spese della collettività: da un lato la sottrazione di quote sempre più rilevanti di ricchezza al sistema fiscale fa sì che prelievo e redistribuzione si realizzino comunque all’interno della fascia posta ai margini dalla ripartizione della ricchezza: a 8 cittadini su 10 spetta meno di un terzo della ricchezza prodotta, il 70% della quale è drenata dal 20% della popolazione.

Le dinamiche di redistribuzione della ricchezza devono, pertanto, essere aggredite con gli stessi strumenti del mercato: la mano pubblica, e, in particolare, i comuni, devono procurare accesso generalizzato ai beni e ai servizi primari a condizioni, anche economiche, tali da mettere i bilanci famigliari del loro territorio in grado di sostenere un miglior grado di benessere. Innalzare la capacita di spesa delle famiglie significa realizzare giustizia sociale e creare lavoro, cioè innescare un ciclo virtuoso territoriale di crescita.

Le risorse devono venire dalla smobilizzazione, mediante cessione o impiego a leva finanziaria, del grande patrimonio congelato del Comune di Brescia: il 25% del capitale azionario di A2A, corrispondente a un valore di borsa di circa un miliardo e duecento milioni di euro.

Occorre gettare nell’economia bresciana, presto e in un arco di tempo breve, una massa di investimenti che costituisca una poderosa forza d’urto in grado di innescare un processo virtuoso di ripresa economica.

 

Le direttrici di intervento:

Welfare municipale significa:

  • Organizzare l’accesso a beni e servizi primari a costi accessibili, e gratuitamente per chi ha un reddito basso o non ce l’ha;
  • Casa: ogni famiglia di reddito medio-basso deve poter contare su di un’abitazione dignitosa che costi non più di un sesto del reddito famigliare;
  • Salute: l’accesso ai servizi sanitari disponibili (pubblici o privati) per le fasce di reddito medio basso deve essere organizzato e agevolato dal Comune per garantire il diritto alla salute in tempi rapidi e senza l’ostacolo dell’insostenibilità dei ticket, anche per quelle prestazioni, come quelle dentistiche, non coperte dal Servizio Sanitario;
  • Benessere: la qualità della vita dipende anche da cose apparentemente meno importanti. Il ruolo degli animali da compagnia, soprattutto per gli anziani, merita il sostegno dell’ente pubblico;
  • Scuola: nella logica di un moderno welfare municipale, una posizione di assoluto rilievo è occupata dal tema scuola.

Faremo:

  • Scuole aperte fino alle ore 19:00 e nei periodi di vacanza;
  • Mensa, doposcuola e sport garantiti, e gratuiti per i redditi più bassi;
  • Scuole moderne, antisismiche, energeticamente efficienti, sicure, belle e accoglienti;
  • Accesso gratuito ai musei garantito agli studenti della scuola dell’obbligo;
  • Assistenza universale ai soggetti più deboli: nelle famiglie a basso reddito l’assistenza a minori e anziani deve godere del contributo della città solidale;
  • Microcredito d’onore: una comunità che investa sul futuro concede opportunità a chi studia, a chi intraprende un nuovo lavoro, a chi mette su famiglia, erogando crediti sulla parola.

Cultura:

  • valorizzare il patrimonio storico-culturale-artistico della città riportando Brescia nel circuito dei grandi eventi culturali nazionali e internazionali;
  • la politica culturale della città deve passare dal consiglio comunale, casa dei cittadini bresciani;
  • il Consiglio comunale deve approvare annualmente, i bilanci culturali ed economici, preventivi e consuntivi, delle varie programmazioni. La bocciatura dei bilanci da parte del Consiglio comunale determina, automaticamente, la decadenza degli organismi che li hanno presentati. In quest’ottica, la Fondazione Brescia Musei assume la funzione di strumento tecnico del Consiglio comunale;

 

Sicurezza:

  • un programma di contrasto della microcriminalità deve prevedere l’impiego positivo delle energie e delle possibilità dei soggetti marginali abbandonati sul territorio cittadino, che, per questa condizione, costituiscono il serbatoio naturale per l’illegalità. Lo strumento di selezione è il lavoro: a chi gode dell’accoglienza si deve chiedere la disponibilità a restituire con il proprio lavoro quanto ricevuto dalla società, nella prospettiva dell’integrazione nella città.

Un Comune trasparente:

  • pubblicità, anche on-line, e collegialità di tutte le decisioni;
  • più poteri di controllo al Consiglio comunale;
  • registro pubblico dei portatori di interesse;
  • agenda on-line di assessori e dirigenti comunali;
  • procedure d’appalto che permettano la massima partecipazione.

 

Brescia, 25 marzo 2018

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *